Locorotondo, 28 settembre 2026 – Da Locorotondo all’Arsenale Nord di Venezia. “Genoteca”, l’installazione di Gabriele Mundula (ECO) realizzata nel 2024 per ESSERI URBANI – TRAME, è tra le opere finaliste della 21ª edizione di Arte Laguna Prize, concorso internazionale dedicato all’arte contemporanea.
Selezionato nella sezione Urban Art, Mundula è tra i 120 artisti scelti dalla giuria internazionale su oltre 10.000 candidature provenienti da tutto il mondo. “Genoteca” sarà quindi esposta, insieme alle opere degli altri finalisti, negli spazi dell’Arsenale Nord di Venezia dal 6 al 29 novembre, nell’ambito della mostra collettiva del Premio.
Un nuovo riconoscimento per un’opera nata e prodotta a Locorotondo all’interno della quinta edizione di ESSERI URBANI, il progetto di arte contemporanea, design e architettura organizzato da U Jùse APS, che nel 2024 con “TRAME” aveva scelto di indagare la tradizione tessile della Valle d’Itria e della Puglia mettendola in relazione con i linguaggi della contemporaneità.
Genoteca: 300 metri di arte nel paesaggio di Locorotondo
Ideata da Gabriele Mundula, realizzata in collaborazione con Mina Lisi e con la direzione artistica di Mirco Matarante, “Genoteca” aveva trasformato nell’estate 2024 uno dei luoghi simbolo di Locorotondo.
L’installazione si sviluppava per circa 300 metri lungo la curva panoramica di via Nardelli, seguendo il profilo delle cummerse e affacciandosi sul paesaggio della Valle d’Itria.
Una grande rete diventava il supporto di una ideale “genoteca”: una libreria dei geni e dei frammenti che compongono il DNA, metafora delle esperienze, delle conoscenze e delle memorie trasmesse da chi è venuto prima di noi.
Il colore neutro dell’impianto dell’opera entrava in relazione con quello delle facciate e delle architetture del centro storico, mentre il movimento del sole, l’alternarsi del giorno e della notte e l’illuminazione artificiale facevano emergere le trame dell’installazione, proiettandole sulle cummerse e sulla strada attraverso giochi di luce, ombre e colori (i sette dello spettro della luce).
Anche la dimensione tattile era parte dell’esperienza: apposite tasche consentivano al pubblico di entrare in contatto con i materiali impiegati.
Il lavoro nasceva dalla volontà di riportare l’attenzione sul patrimonio di saperi legato alla manifattura tessile, contrapponendo alla velocità e alle dinamiche consumistiche del fast fashion il valore del tempo, della manualità, della cura, del recupero e della trasmissione delle competenze.
Fondamentale, in questo senso, il contributo di Mina Lisi, locorotondese e appassionata da anni di lavorazione a maglia e ricamo, che per la realizzazione dell’opera lavorò a mano centinaia di gomitoli di cotone.
La ricerca di Mundula, architetto di formazione, attraversa architettura, storia, relazioni umane, natura e misticismo e si traduce in dispositivi nei quali l’interazione umana assume un ruolo centrale, dalla urban art alla land art fino al design innovativo.
A completare il team Mirco Matarante, artista e designer attivo in Valle d’Itria, la cui ricerca sperimentale attraversa tecniche e materiali differenti, dalla scultura alla pittura, dalle installazioni alla ceramica.
Da Locorotondo a Venezia
La selezione porta ora “Genoteca” all’interno di Arte Laguna Prize, fondato nel 2006 dall’Associazione Culturale MoCA – Modern and Contemporary Art con l’obiettivo di promuovere e valorizzare artisti emergenti provenienti da tutto il mondo.
Secondo quanto riportato nella lettera di merito, l’opera ha «catturato l’attenzione di una stimata giuria internazionale di curatori e critici», ricevendo il riconoscimento della giuria della 21ª edizione composta da Sarah Crowe, Yuko Hasegawa, Jemima Kulumba, Wang Chunchen, Hélio Menezes, Gianluigi Ricuperati e Linzi Stauvers, personalità provenienti da differenti esperienze e istituzioni del panorama internazionale dell’arte contemporanea.
Per tre settimane l’opera sarà dunque parte della grande collettiva dei finalisti all’Arsenale Nord, in un contesto frequentato da un folto pubblico di curatori, collezionisti e galleristi internazionali.
«Esseri Urbani continua a produrre valore per il territorio»
«La selezione di Genoteca ad Arte Laguna Prize è innanzitutto un risultato straordinario per Gabriele Mundula e per tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera. Ma per noi rappresenta inevitabilmente anche qualcosa di più», commenta Alessandra Neglia, presidente di U Jùse APS.
«TRAME 2024 è stata l’ultima edizione del Festival ESSERI URBANI, prima che l’Amministrazione comunale di Locorotondo decidesse di interrompere la collaborazione con il progetto. È difficile non riflettere su questo dato proprio oggi. Negli anni ESSERI URBANI ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali, è stato oggetto di studio e confronto nelle Università, è stato invitato e raccontato in altri festival e contesti culturali. Eppure, proprio a Locorotondo, il luogo nel quale e per il quale questo progetto è nato, questi risultati hanno trovato raramente un riconoscimento pubblico, fatta eccezione per la breve parentesi del Premio Locorotondo. “Genoteca” rende questa contraddizione ancora più evidente. È stata un’opera complessa, realizzata tra enormi difficoltà e ritardi non dipendenti dall’organizzazione e accolta, durante la sua realizzazione, anche da resistenze da parte di amministratori e privati cittadini. Oggi quella stessa opera viene selezionata, tra oltre 10.000 candidature internazionali, da una giuria qualificata di curatori, critici e direttori di importanti istituzioni culturali e arriva all’Arsenale di Venezia».
«Credo che sia questo il dato sul quale dovremmo soffermarci. ESSERI URBANI continua a produrre per Locorotondo riconoscimento internazionale attraverso azioni culturali positive, costruite qui e capaci di superare i confini del territorio. E continua a farlo nonostante la difficoltà di crescere determinata anche dalla mancanza di una collaborazione stabile con le istituzioni locali. Non chiediamo corsie preferenziali. Chiediamo che un progetto che ha dimostrato negli anni qualità, capacità di costruire relazioni e una riconoscibilità che va ben oltre i confini locali venga finalmente considerato per ciò che è e al pari degli altri grandi progetti ed eventi culturali che il territorio sceglie di sostenere. Perché quando un’opera nata a Locorotondo arriva all’Arsenale di Venezia, il riconoscimento appartiene certamente all’artista, ma racconta anche la capacità di questo territorio di generare cultura contemporanea. Ed è un valore che dovremmo essere capaci, tutti, di riconoscere e sostenere».
Così commenta l’artista: «Sono molto contento di poter portare questa opera al di fuori dei confini di Locorotondo e posso solo esprimere gratitudine verso Arte Laguna e, soprattutto, verso tutte le persone che hanno partecipato alla realizzazione dell’installazione. Vivendo in Lombardia, non è stata un’operazione semplice da organizzare per via delle distanze, dei limiti temporali e dei non pochi imprevisti che sono sorti lungo il processo. Nonostante questo, siamo comunque riusciti, tutti insieme, a realizzare qualcosa che ho sempre sentito molto più potente di quello che è stato effettivamente, non solo dal punto di vista artistico, quanto di “connessione” vera e propria con il territorio e con le persone. Come sempre mi accade quando mi immergo in questo mondo, durante le fasi di montaggio ho sempre la sensazione di essere “protetto” dalle persone che incrocio lungo il percorso. Per me anche solo un saluto, un caffè o fermarsi a chiedere con curiosità cosa stia facendo è un modo per riconoscere che sta accadendo qualcosa. È dare valore e senso al momento ed all’artista ma anche un modo per fermarsi e condividere qualcosa, che sia anche banalmente un pensiero esternato di getto o una battuta su cui scherzare e farci due risate. “Che pesci dovete prendere che qui non c’è mica il mare!”. Basta questo, per me, per dare senso ad un’opera d’arte. Aprirsi all’altro e guardare le stesse cose di sempre ma con un occhio differente. La rigenerazione urbana di cui tutta l’Italia (e non solo) ormai parla, secondo me, deve partire prima di tutto dall’ascolto di chi ci vive tutti i giorni piuttosto che sull’imposizione forzata di nuovi flussi o sulla costruzione di nuovi edifici che si, sulla carta possono anche funzionare, ma nel concreto poi rischiano di generare ulteriore caos e frammentazione. L’arte porta al dibattito ed al confronto e, solo successivamente, si può pensare di tramutare ciò che ne è scaturito in azioni concrete di sviluppo urbano. Ci vediamo a Venezia!».








