Il progetto nasce dall’idea di Pino Incredix, nel solco della tradizione tracciata da Artitria, festival che per anni ha proposto a Locorotondo percorsi artistici di grande spessore culturale. L’idea è quella di riprenderne – rivisitandolo alla luce dei tempi che viviamo, certamente diversi – il concept per proporre un festival che si candida a ripetersi negli anni, di volta in volta con un con tema diverso.
Puntare alla valorizzazione del territorio attraverso il potenziamento dei circuiti culturali locali, così come previsto dal progetto ESSERI URBANI, significa considerare il piccolo contesto in cui viviamo in stretta connessione con il vasto e complesso mondo che ci circonda. Conoscere e saper interpretare i fenomeni e le trasformazioni della realtà contemporanea costituisce infatti, anche per il nostro territorio, una delle sfide più importanti del presente: sentimenti identitari, offerta culturale, crescita sociale e sviluppo economico ne rappresentano i pilastri del futuro.
La sperimentazione avviata la scorsa estate con la prima edizione del Festival, ha offerto una sorprendente occasione di incontro tra la città di Locorotondo e i linguaggi artistici contemporanei. Durante i tre mesi dedicati all’esposizione delle opere, le caratteristiche vie del centro storico del paese, con le architetture in pietra, le piazzette e le bianche scalinate, si sono trasformate in un museo a cielo aperto: il tema della Zootopìa, attraverso la presenza estraniante e inusuale degli animali, ha riportato l’attenzione sul tessuto urbano del nostro borgo tracciando mappe e percorsi inediti, utili a scoprire o riscoprire lo spazio cittadino e viverne una particolare esperienza.
Per il 2020 abbiamo deciso, attraverso il Festival, di orientare l’attenzione dei visitatori sui luoghi e sul loro rapporto con le persone. «Locorotondo vanta uno dei Centri Storici più curati e accoglienti della Puglia, grazie a uno spiccato senso comune di decoro urbano riscontrabile sin dalla fiorente campagna circostante, che trova nel centro storico la sua espressione più evidente». Ma purtroppo anche qui si rinvengono «elementi di discontinuità, da ricercarsi in un atteggiamento rigidamente conservativo che ha dovuto arginare decenni di speculazione edilizia e di indifferenza nei confronti sia del tessuto antico che dei moderni processi di urbanizzazione del territorio». Per tali ragioni «i nuovi grandi temi dell’Architettura e dell’Urbanistica contemporanea ricadono sul fallimento della tutela intesa come cristallizzazione dei luoghi, in favore invece di processi di rigenerazione urbana che mettano a sistema il vecchio e il nuovo secondo le logiche e le necessità dell’abitare contemporaneo» (Arch. Claudio G. Fusillo).

Esistono già delle esperienze virtuose, che certamente hanno consentito in qualche modo di riprendere quel concetto di “cura dei luoghi” appartenuto ad un tempo in cui l’architettura viveva in funzione dell’uomo, dei suoi bisogni. Citiamo, per fare degli esempi, la storica ordinanza che riguarda l’obbligo di imbiancare i muri degli edifici a calce; l’iniziativa “Balconi fioriti” che ha certamente incentivato il decoro urbano per mezzo di piante e fiori; l’insediamento inizialmente dell’albergo diffuso “Sotto le Cummerse”, cui è seguito negli anni quello di numerosi B&B e case vacanza. «Tuttavia – spiega ancora l’Arch. Fusillo, – ognuna di queste iniziative interessa l’individualità a scapito di un senso di comunità sempre più dimenticato». Ciò che ne risulta, in definitiva, è la lenta e inesorabile trasformazione della città storica in città-cartolina, un bel fermo immagine per i turisti che consumano che però mortifica il senso di appartenenza per i cittadini che qui vivono. Ed è proprio da questa trasformazione dei luoghi-per-eccellenza in non-luoghi che siamo partiti per individuare il fulcro del nostro progetto per il 2020, che vuole porsi come generatore di quei rituali collettivi che soli possono consentire l’uso spontaneo dello spazio pubblico.